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Bosa Concerie con barche


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In uno dei borghi più famosi della Sardegna, nella costa nord-occidentale dell’Isola, ci sono edifici, monumento nazionale nel 1989, testimoni ormai silenziosi di un grande passato imprenditoriale, simbolo dei commercianti borghesi di età sabauda. Un simbolo di archeologia proto-industriale della Sardegna. La tradizione conciaria di Bosa risale all’antica Roma (o forse prima). Riscoperta nel Seicento, crebbe sino a diventare attività floridissima dal secondo Ottocento a tutta la prima metà del Novecento. Furono attive una trentina di aziende, di cui oggi rimane memoria in sas Conzas, che sorgono a schiera lungo la sponda sinistra del Temo, vicine al Ponte Vecchio. Per quasi un secolo il centro della Planargia è stata la capitale delle concerie in Italia, le cui produzioni di altissima qualità erano apprezzate e vendute nella Penisola e all’estero. Col tempo, lentamente, l’attività si ridusse e poi cessò nella seconda parte del XX secolo. Le conce sorsero a ridosso del fiume per facilitare l’approvvigionamento idrico e in prossimità della città per essere facilmente raggiungibili dagli operai, ma sufficientemente lontane per evitare gli odori derivanti dalla lavorazione. I fabbricati furono costruiti con pietre, fango e calce e intonacati con trachite rossa, affiancati gli uni agli altri, come le tipiche abitazioni variopinte del quartiere di sa Costa. Sono di due piani con soffitto in legno: al piano terra c’erano pozzo,​ pressa​ e vasconi, dove le pelli venivano immerse per conciatura, colorazione​ e lavaggio.​ Quello superiore era destinato alla finitura, specie di ‘suola’ e ‘vacchetta’, richiesti dai legatori di libri cagliaritani.
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