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Alberi imbottigliati


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Il paesaggio sardo non sarebbe quello che è senza la quercia da sughero. Grazie alle sue caratteristiche di elasticità, di impermeabilità e di resistenza all'usura questa pianta trova diversi utilizzi, in edilizia e non solo. La quercia da sughero (Quercus suber) è un albero che ha trovato il suo habitat ideale nei paesi bagnati dal bacino occidentale del Mediterraneo in genere, in modo particolare in Italia, Corsica, Francia, Tunisia, Algeria, Spagna, ma anche in Portogallo e Marocco. Si presenta con fusto e rami principali ricoperti da una corteccia chiamata appunto "sughero"e una chioma formata da foglie piccole e coriacee, dai bordi accartocciati. Nel nostro paese la produzione si concentra per l'80% in Sardegna, soprattutto in Gallura, sull'altopiano di Tempio, Calangianus, Aggius e in quello di Buddusò, Ala dei Sardi, Bitti, Orune; o nella striscia di territorio tra Abbasanta e Sorgono ed infine nel Sulcis Iglesiente. Querce da sughero L'attenzione dell'uomo verso questa pianta è stata attirata fin dai tempi più antichi dalla scorza che essa produce, la cui lavorazione è uno dei motori dell'economia sarda e fonte di guadagno per migliaia di persone; per questo motivo si è tentato di riprodurla in Crimea, in Sudafrica, in California, ma con scarsi risultati. Una certa produzione di quercia da sughero, ma di scarsa qualità, si ha anche in Cina. La stagionatura delle plance Il sughero rappresenta una sorta di "vestito protettivo" che difende la pianta dalle insidie ambientali quali il caldo o la siccità, ma anche gli incendi; viene prelevato per cicli non inferiori ai dieci anni, per legge; la prima decortica (demaschiatura, perché il primo sughero è detto "maschio" o "sugherone") può essere eseguita soltanto quando la pianta ha raggiunto i 18 anni di età. Dal "letto di caduta" nel bosco le plance appena estratte vengono portate nei cortili delle fabbriche, dove resteranno per mesi a stagionare; quindi, bollite ad alta temperatura e pressate perdono la loro curvatura e sono pronte per essere lavorate. Grazie alle sue caratteristiche di elasticità e di impermeabilità, di resistenza all'usura, nonché per le sue varietà cromatiche, il sughero trova diversi utilizzi: viene trasformato in tappi che vengono selezionati, lavati, sterilizzati, essiccati, paraffinati e indirizzati verso l'industria enologica per "chiudere" ogni anno da 15 a 20 miliardi di bottiglie in tutto il mondo, permettendo un'ottima conservazione del vino, dello spumante e dello champagne. Ma il sughero è usato anche per realizzare le solette per calzature o agglomerati per l'isolamento "acustico" (sughero macinato ed impastato con colle speciali), grazie al fatto che assorbe il massimo delle vibrazioni create da una fonte sonora (ogni sua cellula racchiude una piccola bolla d'aria che crea le perfette condizioni per l'isolamento). Per quanto ecologica possa essere la sua origine, se vuole fregiarsi della classificazione "naturale" (indispensabile se viene utilizzato nelle costruzioni bioecologiche) il sughero in pannelli non deve essere legato utilizzando colle sintetiche: l'uso di leganti chimici o artificiali comporta l'emissione di sostanze dannose per la salute, come la formaldeide. ll sughero è molto richiesto anche nei rivestimenti per interni e si è creato un proprio spazio nel settore dell'artigianato. Inoltre mediante un particolare processo di lavorazione è possibile ottenere il sughero espanso "autocollato", un prodotto molto prezioso utilizzato per l'isolamento termico nell'edilizia (rotoli e lastre, sistema ad incastro per tramezze).
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